La signorina Santi, Voltaire e un comune sentire che forse non c’è più
Venerdì, Dicembre 29th, 2006Sono iscritto al gruppo Combat Folk su Yahoo, e di recente ho trovato la segnalazione di una stroncatura secca, per la verità piuttosto rude e sbrigativa, dell’ultimo disco dei Gang su Rumore, a firma di una certa signorina Santi. Marino ha reagito con grande durezza sul sito del gruppo. Trovate la recensione e la risposta di Marino qui.
Massimo rispetto per l’amico e compagno Marino e per chi si incazza con la signorina Santi. Però guardate, da musicista:
1. Le regole che presiedono il rapporto tra artisti e giornalisti sono chiarissime: i primi fanno la musica che vogliono, e i secondi ne scrivono come vogliono. La libertà di stampa non si tocca. Come avrebbe detto Voltaire, io non sono d’accordo con la signorina Santi, ma lotterò con tutte le mie forze perché possa esprimere le sue opinioni.
2. Se pensiamo che Rumore, o Sorrisi e Canzoni TV, o La Settimana Enigmistica non siano qualificati per esprimere un parere sulla nostra musica, la cosa più naturale è non mandare loro i dischi da recensire. Se glie li mandiamo, implicitamente stiamo riconoscendo la loro
competenza a giudicare.
3. Le stroncature sono la cosa che ci fa crescere. I complimenti non servono a nessuno. La recensione della signorina Santi, pur nella sua mancanza di argomentazioni, contiene un’informazione vera: ci sono persone che vivono un nuovo disco dei Gang (e forse anche dei Fiamma Fumana, dei Modena City Ramblers, dei Folkabbestia ecc.) come un ripetersi stanco, un tirare a campare. Occorre chiedersi: perché? E perché questo non succedeva ai tempi di “Le radici e le ali” (o di”Riportando tutto a casa”)? Sono cambiati i tempi? Siamo cambiati noi? Abbiamo perso il filo di un sentire comune? Sono domande utili per tutti, e secondo me indispensabili da chi vuole, in qualche modo, farsi portavoce di una comunità. Il nostro ultimo disco è stato recensito piuttosto male da un collaboratore dellaa rivista inglese fRoots, che ha sostenuto che ci siamo sbilanciati in senso pop trascurando la musica, anzi la Musica. La recensione contiene un errore, e cioè che non ci sarebbe materiale tradizionale (invece ci sono 4 pezzi tradizionali su 11). Nonostante questo, occorre interrogarsi: perché l’operazione non è stata capita? Come avremmo potuto fare per spiegarci meglio? Certo, potremmo dire che il recensore è incompetente, magari è anche vero (non distingue i pezzi tradizionali
da quelli scritti da noi) ma questo NON SERVE, non ci aiuta a progredire, a fare un disco migliore in un’eventuale prossima volta; un disco che anche quel signore lì sia costretto a trovare fortissimo.
4. In tutti i casi, gli insulti non ci stanno (”tonta”, “ignorante”, “arrogante e vanitosa”, “bugiarda”, “Che dovrei dire oltre che mandarla affanculo?”). E non ci sta neanche il rivolgersi al direttore: nel mondo che tutti noi (Marino in testa) vogliamo, i giornalisti sono liberi di pensarla diversamente dal loro direttore, e di scrivere ciò che pensano senza dovergliene chiedere il permesso. Quindi cosa c’entra Alberto Campo?
Quindi, con tutta la stima e l’amicizia per i Gang (e per Diego “Dievel”, autore della segnalazione), secondo me la risposta di Marino alla signorina Santi è un autogol. Per lui, e per tutti noi: io ho vissuto il decollo del combat folk, e allora (primi anni 90) ci sentivamo sulla cresta dell’onda, sentivamo che l’Italia cambiava (vi ricordate Mani Pulite?), e noi eravamo le antenne e gli amplificatori di quel cambiamento. Oggi, inutile negarlo, siamo confinati in una nicchia: una nicchia abbastanza grande da fare campare piuttosto bene alcuni musicisti, ma
in quanto a cambiare l’Italia meglio lasciare perdere. Avrei molta voglia di ripartire dall’esigenza di interrogare la propria storia e la propria identità per promuovere il cambiamento, piuttosto che perdere tempo a insultare la signorina Santi. Se ci riuscissimo di
nuovo, anche solo un po’, questo varrebbe moolto di più di quattro stelle su Rumore.
A proposito, buon 2007 a tutti.





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